Alberto Stenico

Recenti notizie di stampa, parlano di asserite difficoltà di carattere “etnico” all’interno della Caritas altoatesina. La componente di lingua italiana e quella di lingua tedesca, avrebbero (si scrive) diverse sensibilità nella gestione comune dell’associazione. La scelta della Caritas era ed è stata coraggiosa: unificare le due diverse sezioni, italiana e tedesca, fino a poco tempo fa separate organizzativamente. Con l’augurio che si tratti solo di una piccola perturbazione seguita poi dal bel tempo stabile, conviene cogliere l’occasione per qualche riflessione e qualche bilancio sulle aspirazioni interetniche nel mondo delle associazioni altoatesine. Servono proprio due diverse associazioni, italiana e tedesca, che pure si occupano dello stessop tema? Dall’alpinismo, allo sport, alla cultura, al teatro, all’economia, si vede ancora prevalentemente la presenza attiva di associazioni organizzate su basi mono-etniche e mono-linguistiche. Questa è la situazione dopo 70 anni di compresenza in democrazia dei diversi gruppi etnico-linguistici in provincia di Bolzano. Certo i precedenti 30 anni di dittature (dal 1918 al 1945) non hanno gettato le basi positive per la convivenza delle diverse culture..
In effetti il panorama attuale delle associazioni e di altre spontanee forme di aggregazione in provincia di Bolzano è estremamente diversificato: associazioni interetniche e “bilingui”, associazioni deliberatamente monoetniche e mono linguistiche, associazioni più “cosmopolite”, e tante altre forme.
Attenzione, formalmente tutte le associazioni rispettando i principi costituzionali, devono aprirsi a persone di diverse lingue e culture, ma nella realtà prevale la libera scelta dei protagonisti di queste associazioni (democratiche) e dei loro soci.
Quindi, grande varietà nel mondo delle associazioni sotto il sole altoatesino: monoetniche, plurietniche, interetniche, a-etniche…
Conviene prenderne atto, pretendere il rispetto del diritto dei cittadini di associazione senza preclusioni, ma riconoscere che il pluralismo delle forme associative è fattore di base della nostra democrazia.
Ognuno deve poter fare liberamente le sue scelte, rispettando quele degli altri.
Se interessa, io preferisco le aggregazioni interetniche. E auguri alla Caritas.
(www.albertostenico.it)

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Non c’é emergenza che divida la società quanto il Covid. Gli effetti negativi, sociali ed economici di questa pandemia, rischiano di essere gravi quanto quelli sanitari. Nella prima fase di questa pandemia sono venute a galla tutte le prevenzioni di carattere nazionale ed anche territoriale con diffusione di pregiudizi etnici legati ai luoghi origine dei focolai. Alla pandemia si pensava di reagire sventolando ognuno le proprie bandiere e con la chiusura dei confini, per poi alla lunga rendersi conto conto che il Covid scavalca i confini anche senza il passaporto. Purtroppo questo non è bastato a far superare le prevenzioni reciproche tra Paesi e tra regioni. Read More

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Le parole hanno significati diversi a seconda di chi le usa, tanto più in un luogo dove coesistono più culture e più lingue. E’ quello che sta succedendo in questi giorni nel dialogo tra i partiti politici bolzanini alle prese con la formazione della nuova Giunta Comunale. La parola in questo caso è “contadino”. Essa torna molto spesso in una discussione che riguarda (legittimamente) la distribuzione dei poteri all’interno della futura Giunta. Ciò che pesa però
sulla comunicazione tra gli interlocutori è anche il diverso significato che la parola “contadino” ha nella cultura italiana e in quella tedesca e sudtirolese in particolare. Read More

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“Per la soluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh ci vorrebbe una soluzione tipo quella dell’Alto Adige/Südtirol”, ha dichiarato in questi giorni uno dei mediatori di quel conflitto, Mario Raffaelli. Non sono passati molti mesi da quando una delegazione israeliana mista, con partecipazione paritetica di esponenti della comunità ebraica e di quella arabo-isreliana, ha visitato la nostra provincia esprimendo un giudizio molto positivo sulla soluzione adottata qui con l’Autonomia nell’ambito dello Stato italiano. E come dimenticare le visite del Dalai Lama a Bolzano alla ricerca di spunti da utilizzare nella controversia tra il Tibet e la Cina? Read More

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Mentre i consiglieri recentemente eletti nei 116 Comuni della provincia di Bolzano si accingono ad formare le rispettive Giunte Comunali che governeranno i Comuni per i prossimi 5 anni, torna utile ricordare l’articolo 61 dello Statauto di Autonomia:

“Nell’ordinamenteo degli enti pubblici locali sono stabilite le norme atte ad assicurare la rappresentanza proporzionale dei gruppi linguistici nei riguardi della costituzione degli organi degli enti stessi.
Nei Comuni della provincia di Bolzano ciascun gruppo linguistico ha diritto di essere rappresentato nella Giunta municipale se nel Consiglio vi siano almeno due consiglieri appartenenti al gruppo stesso”.

Ciò significa che anche dove la maggioranza di un gruppo è tale da poter schiacciare ed escludere una minoranza linguistica dall’amministrazione, ciò non può avvenire. Lo dice lo Statuto. In verità dovrebbe essere lo spirito democratico e la sensibilità politica a garantire tale diritto alla minoranza, ma in assenza di tali doti tra i partiti, meglio premunirsi; proporzionale obbligatoria.
Buoni vecchi padri dell’Autonomia!

(www.albertostenico.it)

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