Alberto Stenico

“Non ci sono i soldi, dobbiamo tagliare”, è l’espressione che sentiremo frequentemente per i prossimi anni. Risuonerà anche nei corridoi della nostra Provincia Autonoma dove per decenni questa espressione non la si conosceva. Abbiamo avuto un lungo periodo di crescita dell’economia e, di conseguenza, anche del bilancio provinciale dove confluisce il 90% delle tasse pagate dagli altoatesini. Ora, con un PIL ridotto del 10% almeno, con la perdita di migliaia di posti di lavoro, con importanti settori economici quasi al tracollo (vedi Turismo), la musica cambia completamente. Eravamo abituati bene ed il risveglio sarà brusco col passare dal segno più al segno meno. Il futuro è già cominciato e la Provincia è orientata ad intervenire con tagli sulle borse di studio per gli universitari, sui contributi al settore del cinema e sul rinvio di opere pubbliche (funivia di San Genesio). Sono solo le prime avvisaglie, nei prossimi anni ne vedremo delle belle. La cosa non sarà ovviamente indolore per diversi soggetti della nostra società e le reazioni non mancheranno. Innanzitutto ci saranno quelle orientate giustamente a mantenere la congruità dei finanziamenti per la spesa sociale, ma analoghe reazioni sono da attendersi da parte di tante altre categorie determinate a difendere le loro dotazioni economiche. Si prospetta un rischio elevato di conflitto con la messa in pericolo della necessaria coesione sociale. Ma ancora più insidiose potrebbero essere le conseguenze dei tagli alla spesa pubblica sulle relazioni tra i gruppi etnici. “I soldi ci sono per loro, ma non per “noi”, “noi siamo svantaggiati a causa dei privilegi degli altri”, “Bolzano deve rinunciare a favore della periferia” e chi più ne ha più ne metta, il copione è già scritto e replicato più volte.
La sfida sarà quella di riuscire a mantenere e consolidare la convivenza etnica con un bilancio ridimensionato e con tagli dolorosi, ancorché necessari. La nostra Autonomia è nata 50 anni fa e cresciuta con il costante segno più economico. Da qui in avanti dovremo prendere atto del segno meno. Saremo in grado di gestire questa fase in modo tale da evitare il tutti-contro-tutti?
Alle parole nuove del non-ci-sono-i-soldi dovremo affiancarne delle altre: solo-insieme-si-supera-la-crisi.
www.albertostenico.it

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Da pensionato lo ammetto sinceramente: dopo 12 mesi di pandemia, sul mio conto corrente in banca ci sono più soldi di prima. Non tanti, ma più di prima. La pensione mi è stata accreditata dall’Inps regolarmente e puntualmente ogni mese, mentre le mie spese sono diminuite. Con la pandemia siamo rimasti a casa, nel nostro appartamento in proprietà, limitando gli acquisti agli alimentari e poco più. Di questa pandemia, come pensionato, ho sofferto e soffro le conseguenze psicologiche (come tutti), ma non posso certo dire di aver subito danni economici. Read More

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Succede che genitori e nonni per amore verso i giovani risparmino volutamente la narrazione del passato, o meglio di un certo passato. Lo fanno anche per non trasferire ansietà, insicurezze e sensi di colpa. Ritengono, comprensibilmente, che il silenzio o la rimozione siano le migliori medicine per rendere più leggero il futuro delle nuove generazioni, oltre che la propria coscienza. E’ un comportamento comprensibile, ma ha il difetto che tutti conosciamo e cioè che prima o poi questi vuoti di memoria vengono riportati a galla e non sempre nel modo migliore. Read More

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Tempi duri per il commercio e non solo. E ancor peggior futuro, se non si sviluppano rapidamente idee nuove. C’è un modo di fare economia che si riduce ed un po’ alla volta scompare. La realtà intorno a noi è dura da vedere, con tanti negozi che chiudono, alberghi dismessi, attività una volta fiorenti in abbandono, alloggi chiusi da anni, impianti sportivi per sport che nessuno più pratica, chiese che nessuno più frequenta. E’la fine di un mondo che non tornerà; una fine dolorosa per tanti singoli e per la comunità, alla quale peraltro non segue un chiaro segnale di nuovo inizio di qualcos’altro. Cosa ci andrà in quei negozi chiusi che intristiscono i nostri centri abitati? Quale riuso potranno avere le infrastrutture costruite per attività ormai definitivamente tramontate? Quali figli, nipoti, pronipoti abiteranno le case (tante!) costruite dalle vecchie generazioni pensando ai propri eredi? Read More

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La seconda ondata del Covid è talmente drammatica che non ammette dubbi o incertezze: prima la salute! Abbiamo già sbagliato nel sottovalutare i primi effetti della pandemia all’inizio del 2020 ed ora non possiamo permetterci di ripetere quegli errori. Giustificati, dunque, i provvedimenti restrittivi per la mobilità delle persone e per determinate attività economiche e produttive. Anche per il commercio e ed il turismo, ad esempio. Altrettanto indispensabili e urgenti sono tutti i “ristori” economici previsti, anche se solo in parte concretizzati, a favore di chi rimane senza reddito. Read More

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